Il dispositivo che per primo ha fatto arrivare la Apple nelle case di tutto il mondo è stato sicuramente l’iPod, un semplice lettore mp3 che aveva rivoluzionato design e interfaccia utente: quella ruota sulla quale andava sfiorato il dito per scorrere tra le canzoni ci sembrava anni luce avanti la concorrenza, e forse lo era.


L’iPod Shuffle non era sicuramente il device di punta della linea, ma quella molletta faceva si che fosse l’ideale per chi voleva andare a correre senza peso, e sopratutto costava una frazione di un iPod Nano, per non parlare dell’iPod Classic. La formula è stata molto semplice per molti anni: 5 pulsanti fisici per gestire volume e cambiare traccia, e uno switch per passare da modalità shuffle a sequenziale e spegnerlo. Fino a quando la Apple non ha deciso di cambiare drasticamente il design dell’iPod Shuffle, quando del 2009 ne ha presentato la terza generazione: un minuscolo monolite che presenta solamente l’iconica molletta placcata, senza nessun bottone per controllare le vostre tracce. Tutto andava fatto tramite i pulsanti sul cavo delle cuffiette in dotazione, anche grazie a nuova feature chiamata VoiceOver.


La casa di Cupertino all’evento lo presentò infatti come “il primo iPod che vi parla”, poiché era in grado di leggervi il nome della traccia, il nome dell’artista, e anche il nome della playlist che volevate riprodurre. Una Siri in versione castrata insomma, la prima volta in cui Apple ha sperimentato con gli assistenti vocali.
Come in molte altre occasioni però, Steve Jobs & Co non hanno semplicemente presentato una nuova feature, lasciando poi decidere all’utente se sarebbe stata utilizzata o meno, hanno lanciato un messaggio molto chiaro: “Cosa ve ne fate dei pulsanti, ora c’è questa vocina che vi guiderà mentre usate l’ipod.”, continuando così la loro guerra ai bottoni, e a qualsiasi parte meccanica. La tecnologia al tempo non era pronta per realizzare questa visione, ma sicuramente la Apple non si arrese, sette anni dopo lanciarono le AirPods, piccole cuffie bluetooth senza pulsanti, con le quali si interagisce quasi solamente usando Siri.

Fu anche una delle prime volte in cui gli Apple fans dovettero imparare a convivere con adattatori e adattorini, perché nel caso voleste usare un normalissimo paio di cuffie che non supportava i comandi Apple per l’assistente vocale, eravate costretti a comprare questo bellissimo oggetto: un piccolo cavo che aggiungeva i pulsanti delle cuffie Apple alle vostre.

Tuttavia non sempre le scelte ~coraggiose~ della Apple ripagano, infatti la quarta generazione iPod shuffle tornò al classico design coi pulsanti, per lo gioia dei consumatori. Ma la filosofia del forzare il consumatore ad abituarsi alle nuove tecnologie proposte da Apple non si è fermata con quel fallimentare iPod, anzi, ne possiamo esempi anche ben più recenti.

Tornando quindi a prodotti Apple che non arrivino dal 2009, il nuovissimo iPhone X avrà una nuova tecnologia chiama FaceID, ovvero il riconoscimento facciale che permetterà lo sblocco del vostro smartphone. La tecnologia usata per implementare questa feature sembra davvero interessante, non ha niente a che vedere con gli sblocchi facciali dei competitors, perché riuscirà a ricostruire un profilo 3D del vostro volto, sarà come avere un piccolo Kinect (qualcuno l’avrà usato?) nella vostra tasca. Qualche analista si è persino spinto nel dire che il FaceID è avanti di due anni e mezzo rispetto ai concorrenti. Tuttavia iPhone X non avrà il riconoscitore di impronte digitale, il TouchID, vi ricorda qualcosa questa mossa? Proprio come nel caso dell’iPod Shuffle, la Apple ha tolto una feature per spingere al massimo una feature nuova, anche se qualche utente potrebbe rimanere insoddisfatto.

Volete un altro esempio? Basta guardare i nuovi MacBook, hanno tutti una sfilza di USB-C (la porta che permette di fare miracoli, ma che per ora crea solamente confusione), e neanche una USB di tipo A (quella cui tutti siamo abituati). Il ragionamento della Apple è sempre lo stesso: il nuovo è meglio del vecchio? Meglio farvi fare la transizione nel modo più veloce (e brusco) possibile, al costo di farvi comprare qualche adattatore o farvi venire qualche mal di testa.

Hey, 79 euro per qualche altra porta non è male.

Se avete comprato un nuovo iPhone nell’ultimo anno vi sarete accorto della mancanza del jack da 3.5mm per le cuffie, una scelta definita da Phil Schiller “coraggiosa”, visto che lo standard era considerato vecchio in confronto alle cuffie Bluetooth, superiori a quelle col cavo sotto ogni aspetto (almeno secondo gli ingegneri Apple, non ditelo agli audiofili). Ancora una volta pur di spingere il nuovo hanno dovuto seppellire il vecchio, senza voler lasciare la scelta all’utente finale, anche se questa volta persino la Apple non ha voluto lanciarsi senza paracadute: ha incluso delle cuffie normali, ma con uscita Lighting, e un adattatore per usare le vostre vecchie cuffie.

Questa strategia fa si che ci sia qualche incongruenza nell’ecosistema Apple, ad esempio non potrete usare le cuffie che trovate nella confezione del vostro iPhone con il vostro MacBook, e non potrete collegare l’iPhone al MacBook senza comprare un adattatore, perché è vero che la Apple ha fatto il passaggio all’USB-C, ma non nel proprio iPhone, e neanche negli accessori dell’iPhone.

Nel 2009 la Apple si accorse che fu un errore cambiare il design dell’iPod Shuffle così drasticamente, ma non preoccupatevi, non troverete un jack per le cuffie nel prossimo iPhone.

Qualche volta invece è impossibile trovare una spiegazione a certe scelte.

 

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