Ah, la Primavera! I primi tepori, le fioriture, le gonne corte (o i bermuda), le fragole e…le Converse. Sono maledettamente ovunque. Che tu sia un liceale squattrinato o un rampante yuppie milanese, nel tuo guardaroba sono sicuramente transitate, almeno una volta, le Converse Chuck Taylor All-Star.
omologazione (o·mo·lo·ga·zió·ne/) s.f.  Processo culturale per il quale una cosa o una persona va perdendo le proprie caratteristiche e i comportamenti peculiari, uniformandosi alle tendenze dominanti.
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Nella migliore delle ipotesi si è trattato di una infatuazione passeggera, declinata nel discreto modello basso color crema (come nel mio caso). Nel peggiore dei casi, sei un estimatore incallito, ostinato, nonostante le creature mostruose e leggendarie sfornate negli anni dal produttore americano. Parliamo delle All Star con doppia linguetta, quelle con la lana e, le più scabrose, con le “ali”. Ebbene, anche perdonando questi scherzi della natura dettati dall’esigenza di stare al passo con la tamarraggine locale, la converse ci ha proprio stufato. Ci ha stufato per com’è: piatta, tonda, con quel bordino rosso blu. Comoda “così così”, resistente per una sola stagione intensa…

Purtroppo le alternative modaiole, sui generis, scarseggiano ma quest’anno mi sono imbattuto, finalmente, in qualcosa di fresco e genuino: Novesta Star Master.

Le origini, la famiglia Bata
Nel 1896 Tomas Bata fonda l’omonimo calzaturificio cecoslovacco. Oggi Bata è un gigante della produzione e distribuzione di scarpe – commerciale e dozzinale – ma un tempo era uno dei calzaturifici più evoluti e illuminati d’Europa. Tomas Bata fece numerosi viaggi negli Stati Uniti e fu il primo a meccanizzare la produzione, ispirandosi a Henry Ford. Le fortune furono altalenanti. Durante la Prima Guerra mondiale ottennero un gran profitto dalla fornitura dell’ esercito austro-ungarico ma, negli anni successivi, subirono una grave crisi, in linea con la depressione nazionale dei primi anni ’20. Nonostante questo, Bata dimostrò una grande lungimiranza: il prezzo delle scarpe venne dimezzato e gli stipendi decurtati ma l’azienda provvedette a fornire a tutti i dipendenti i generi di prima necessità a metà prezzo, un primo esempio di profit-sharing.

I risultati di questa politica furono eccezionali: nonostante la caduta della domanda interna, le Bata si continuarono a vendere mentre molti concorrenti chiusero i battenti. Nel 1932, Tomas muore in un incidente aereo e l’azienda passò in mano al fratello, Jan Antonin Bata. Dopo la seconda guerra mondiale, le fabbriche nell’Est Europa vennero nazionalizzate e la famiglia Bata dovette emigrare tra Inghilterra e Canada, progettando una nuova politica espansiva mondiale fino alla crollo comunista del 1989.

Novesta
Nel 1939, fu proprio Jan Antonin Bata a fondare a Partizánske (Slovacchia), la Novesta. Inizialmente, per oltre mezzo secolo, si specializzò nella produzione di gomma cruda,  diventando rapidamente il principale fornitore dei migliori calzolai  e designer europei. Solo nel 1992, Novesta intraprende la produzione improprio di sneakers di tela proseguendo comunque l’ attività di fornitore. Nello stabilimento si utilizzano ancora oggi i macchinari del 1939 e materiali di alta qualità: gomma naturale, lino e cotone. Grazie al processo di vulcanizzazione, che imprime la suola sul corpo della scarpa ad alta pressione, non vengono utilizzate colle o prodotti chimici. Quindi, ogni scarpa, viene ispezionata e rifinita a mano da abili artigiani.

Con il passare degli anni, queste sneaker sbarazzine si sono affermate nella moda street e urban, e nelle sottoculture nord-europee e oggi si affacciano, timidamente, nelle nostre vetrine cittadine.

Un’alternativa convincente 
L’ammiraglia Novesta si chiama Star Master ed è proprio il modello di cui vi parleremo.
La scarpa è costruita in tela e saldata a una spessa suola in gomma zigrinata che si estende per alcuni centimetri sulla punta anteriore con un leggero disegno rilevato. La prima differenza, rispetto alle Converse, sta proprio nella suola. Più spessa (2,5 cm), per alloggiare una soletta interna rimovibile di circa 1 cm costituita di morbida gomma con una fantasia di incavi sottostanti che facilitano il passaggio e forniscono un primordiale ammortizzamento. Pur rimanendo nell’ambito delle pure flat, il plantare sostiene molto bene il piede suggerendo una lieve supinazione.

Sono presenti poi i classici fori traspiranti sul lato interno e le asole per i lacci sono individuate da lucenti passanti cromati che conferiscono un aspetto vagamente lussureggiante. La suola presenta delle linee orizzontali parallele ripetute, intervallate da 5 forme circolari che stabilizzano il piede sui punti di appoggio. Sempre sotto la suola, capeggia il logo dell’azienda, un escursionista che, con tanto di piccone, si inerpica per chissà quale montagna.  La gomma è disponibile in bianco o in un carismatico “gum” (marroncino), la tela in tantissimi colori tra toni accesi oppure pastello tenue. Esistono anche delle versioni invernali in velluto.

 Nella linguetta interna capeggia un raro MADE IN SLOVAKIA che ci riempie il cuore di gioia.

Il prezzo

Potete acquistare le Novesta direttamente sul sito ufficiale a 68,90 spese di spedizione incluse. In alternativa, destreggiandosi tra colori e taglie disponibili, le trovare facilmente sul web a prezzi più o meno allineati tra i 50 e gli 85 euro. I rivenditori fisici sono ancora pochi, vi segnaliamo Fresh (Via Principe Amedeo 51/A, Torino) sempre sul pezzo! La vestibilità è TTS (true to size), prendete il vostro numero abituale. Dopo un primo utilizzo potrebbero comparire i fisiologici dolorini, specie sul lato esterno, che si risolveranno presto, raggiungendo la comodità completa. Oltre alla Star Master classica, viene prodotta la Dribble (versione alta, proprio come le All Star). Inoltre esistono la Marathon (alternativa a Saucony?) e la Itoh (alternativa alla Stan Smith?) ma i prezzi, per quest’ultime, salgono!

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