E’ il 1943, tua figlia di tre anni ti chiede perché non possa vedere la foto che gli hai appena scattato, l’ingenuità dei bambini direte voi, andando avanti con la vostra vita. Ma non è quello che ha pensato Edwin Land, uno scienziato e inventore che avrebbe cambiato la fotografia per i prossimi 50 anni.
Gli bastarono 3 anni per creare la prima fotocamera istantanea, la Polaroid Land Camera. Fu subito un successo, e nelle vacanze di Natale del 1948 fecero sold out.

Edwin Land si può considerare un vero e proprio genio, possedeva 533 brevetti, e fu il pioniere dei filtri polarizzanti, quelli che trovate nei vostri occhiali da sole e negli occhiali per la visione in 3D, dai quali la sua azienda prende nome.

Solo nel 1977 l’azienda aveva venduto 6 milioni di fotocamere, e proprio in quell’anno aveva lanciato una delle Polaroid più iconiche: la OneStep.

La parola chiave era una sola: semplicità. Si premeva un tasto e quasi per magia la foto usciva, nessuna messa a fuoco, nessuna camera oscura, e sopratutto nessuna attesa.

Tuttavia Land era prima un inventore e solo dopo un imprenditore, amava dedicarsi ai suoi progetti e non diversificò mai gli investimenti della Polaroid. Nel 1980 decise infatti di dimettersi da capo della sua stessa azienda, principalmente a causa del flop della Polavision, una video camera a rullino che produceva piccoli video da 2 minuti e mezzo.

Non furono propriamente rose e fiori dagli anni 80 al 2000, la compagnia provò a reinventarsi lanciando una stampante portatile, ma non era in quella direzione che stava andando il mercato. Nel 2001 la Polaroid dichiarò la sua prima bancarotta.

Edwin Land era un piantagrane. Lasciò Harvard per fondare la Polaroid. Non solo era uno dei più grandi inventori dei suoi tempi ma, sopratutto, aveva visto l’intersezione tra scienza, arte, e business, creando un’organizzazione che rifletteva questa visione. La Polaroid ci riuscì per qualche anno, ma alla fine a Edwin Land, uno piantagrane d’eccezione, fu chiesto di lasciare la sua stessa compagnia —  che è una delle cose più stupide che abbia mai sentito. Così Land, a 75 anni, spese il resto della sua vita occupandosi di scienza, cercando di capire i segreti della visione a colori. Quell’uomo è un tesoro nazionale. Non capisco perché persone così non vengano prese come modello: é la cosa più che si possa essere — non un astronauta, non un giocatore di football, ma questo.

-Steve Jobs (source)

Nel 2002 il brand Polaroid venne dato in licenza a un gruppo di aziende che continuarono a produrre e vendere pellicole e macchine fotografiche, ma nel 2008 decisero di smettere di produrre le pellicole, dichiarando un’altra bancarotta, lasciando così tutti gli appassionati privi di materia prima per i loro scatti.

È proprio in questo momento che un gruppo di appassionati decise di fare qualcosa per non far morire le pellicole istantanee. Nasce così l’Impossible Project, un’azienda il quale obbiettivo è far si che tutti i possessori di vecchie Polaroid siano in grado di continuare a scattare istantanee. “Impossible” proprio perché semplicemente riniziare a produrre le pellicole come stava facendo la Polaroid era impossibile, si trattava di ricreare da zero il processo produttivo della pellicole, recuperando tutte le sostanze chimiche una a una.

Non solo nel 2010 riuscirono a vendere le proprie pellicole, ma nel 2016 lanciarono una nuova fotocamera istantanea, l’Impossible I-1. Una camera dal design completamente diverso da qualsiasi Polaroid o Fuji sul mercato, con 8 led che formano un cerchio attorno all’obiettivo e indicano quante pose sono rimaste oltre a venire usato come flash.

Proprio questo Novembre i ragazzi di Impossible Project hanno lanciato un’altra fotocamera istantanea, la Polaroid OneStep 2.

Sì, avete capito bene, la fotocamera è un diretto sequel della OneStep che la Polaroid fece uscire nel ’77. Com’è possible? Nel 2017 Impossible Project ha comprato tutte le proprietà intellettuali della defunta Polaroid, rebrandizzandosi come “Polaroid Originals”, per distinguersi dalla vecchia Polaroid Corporation.

L’obiettivo della OneStep 2 non è quello di rivoluzionare il concetto di macchina fotografica istantanea, come avevano provato a fare con la Polaroid Snap aggiungendo funzioni come Wi-Fi, ma quello di ricreare l’esperienza magica del dover solamente cliccare un bottone e dover aspettare qualche secondo per vedere la propria foto.

I controlli sono infatti pochi e semplici:

  • Un pulsante per attivare e disattivare il timer per l’autoscatto.
  • Uno slider per regolare 3 livelli di esposizione.
  • Un pulsante per il flash, va tenuto premuto mentre si effettua la foto se non si vuole far partire il flash.
  • Il pulsante per scattare la foto.

Mentre 8 led nella parte alta della fotocamera vi indicheranno quante pose avete ancora a disposizione.

Detto questo la OneStep 2 non è priva di novità a livello tecnico, infatti questa è una delle prime fotocamere a supportare un nuovo formato di pellicole: le i-Type.(pellicole supportate anche dall’Impossible I-1)

Queste nuove pose sono identiche ai vecchi film per 600 una volta stampate, ma costano qualche euro in meno per un motivo molto semplice: a differenza delle vecchie macchina in cui la batteria si trovava dentro la scatoletta della pellicole, qua viene usata la batteria interna alla fotocamera (che dura fino a 60 giorni). In questo modo si è riusciti a snellire la produzione delle pellicole ed abbattere i costi di produzione.

Potrete comunque tranquillamente usare le pellicole per vecchie fotocamere 600, ma non potrete usare queste I-type nelle vecchie polaroid.Le nuove I-type costano 15.99 euro, mentre le vecchie 600 costano 18.99 euro per 8 pose, un risparmio non indifferente.

Ricaricare la fotocamera con nuove pellicole una volta finito un rullino è davvero facile:

via GIPHY

Il mirino per inquadrare la foto è molto basilare in piena tradizione Polaroid, dovrete infatti correggere l’errore di parallasse dovuto al fatto che obiettivo e mirino sono in due posizioni diverse, inoltre il mirino ha un inquadratura leggermente più larga di quella effettiva della foto.

I risultati non sono fenomenali per quanto riguarda definizione e accuratezza dei colori, ma è quello il bello, l’ignoto di come verrà la foto e la sorpresa di quando la vedrete (ci vogliono circa 15 minuti per vedere il risultato finale). Per quanto si possa impostare l’esposizione su alta e sia presente il flash, non aspettatevi ottimi risultati in situazioni di poca luce, per ottenere buone foto la Polaroid ha bisogno di due cose: luce e tempo. Più avrete la mano ferma e buona illuminazione più i risultati saranno buoni. A proposito di mano ferma, sotto la polaroid è presente il classico foro per attaccarla a qualsiasi treppiede.

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Insomma questa Polaroid ha pregi e difetti, anche paragonandola alle sue rivali Fuji e Leica le quali offrono più controlli a livello di esposizione. Ma il formato iconico di questa polaroid, più grosso di quello offerto da Leica e quasi tutte le Fuji è davvero piacevole, e la OneStep 2 è semplicemente troppo divertente da utilizzare.

Potete acquistarla qui.

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